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Tracciabilità alimentare, occhio all'etichetta

Tracciabilità, occhio all'etichetta. Come garantire la trasparenza ed evitare sanzioni

Nel post-pandemia le aziende alimentari dovranno fare i conti con consumatori più attenti e consapevoli nella scelta dei prodotti alimentari che mettono nel carrello, poco o per nulla disposti a transigere su qualità e sicurezza. Ecco perché un’etichettatura precisa e chiara è un processo a cui le aziende del settore food non possono sottrarsi

 

Sempre più consapevole, informato, attento alla qualità dei prodotti alimentari e poco, o per nulla, disposto a rinunciare alla sicurezza.

È l’identikit del consumatore italiano post-COVID 19 tratteggiato dal primo rapporto Enpaia-Censis sul valore dell'agricoltura per l'economia italiana, dal quale emerge che la pandemia ha accelerato una tendenza già in atto negli ultimi anni e che, a questo punto, le aziende alimentari non possono più ignorare.

In base allo studio, ben nove italiani su dieci (l’89% per la precisione) mettono nel carrello solo alimenti la cui etichetta evidenzi origine, ingredienti, lavorazione. In altre parole, prodotti con una tracciabilità trasparente. Lo fanno di più millennial (86,7%), laureati (86,3%) e bassi redditi (94,6%). In ogni caso la tracciabilità si impone sempre più come criterio regolatore generale dei nuovi consumi alimentari.

Tutto questo avviene mentre le infezioni alimentari continuano a rappresentare un (enorme) problema globale. Si pensi ai tanti scandali che hanno sconvolto negli ultimi anni il comparto del food: dalla “mucca pazza” alla carne equina passando per l’aviaria. Dati OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) alla mano, nel 2018 la percentuale della popolazione globale che si è ammalata a causa di alimenti contaminati è arrivata al 10%, con un numero di decessi che ha superato le 420mila unità (di cui 125mila bambini). 

Partendo dalla produzione e dalle prime attività di trasformazione per arrivare al trasporto e alla distribuzione dei prodotti al consumatore finale, sono diverse le fasi della catena agroalimentare in cui è più possibile che si verifichi una contaminazione.

Ecco perché l'etichettatura relativa alla tracciabilità alimentare riveste un ruolo cruciale per le aziende del comparto alimentare: solo attraverso una chiara e precisa informazione sull'origine e gli ingredienti dei prodotti, i clienti possono fidarsi di ciò che comprano ed essere certi di mettere nel carrello prodotti privi di allergeni nocivi alla salute. 

Senza contare che negli ultimi anni, la diffusione di diete alimentari prive di carne, glutine, lattosio, il risveglio di interesse per i prodotti a "chilometro zero", la disponibilità di prodotti Halal e Kosher hanno accentuato ancora di più la necessità di trovare informazioni più dettagliate di questo tipo sulle etichette.

Elementi che devono comparire nell'etichetta

Preso atto del ruolo cruciale della tracciabilità alimentate come criterio guida per i consumi alimentari, cosa deve contenere l’etichetta? 
 
In Europa, al confezionamento e all'etichettatura dei prodotti alimentari si applicano i regolamenti UE, in particolare il Regolamento UE 1169/2011 e legislazione dei singoli paesi. Le regole variano a seconda del prodotto e del tipo di confezione ma, in generale, sulla confezione devono essere presenti informazioni complete e chiare.
 

Oltre alle informazioni sul prezzo, riduzioni e offerte, che devono essere visibili chiaramente in modo che i consumatori possano prendere decisioni adeguate alla propria disponibilità finanziaria, le etichette devono indicare:

  • data di scadenza,
  • origine del prodotto,
  • allergeni,
  • quantità,
  • nome dell'alimento,
  • ingredienti,
  • valore nutrizionale,
  • nome e indirizzo del produttore, del confezionatore o del venditore,
  • condizioni di conservazione e istruzioni di cottura (se del caso).

In Italia per le aziende che non rispettano la legge, le sanzioni possono arrivare fino a 24 mila euro, secondo quanto prevede il Decreto Legislativo 231/2017 (entrato in vigore il 9 maggio 2018).

Etichetta alimentare stampata con stampante di etichette Brother TD

Problemi e rischi nell'etichettatura

La necessità, sempre più urgente, di etichettare i prodotti alimentari in maniera chiara e precisa per soddisfare le richieste dei consumatori e rispettare gli obblighi di legge, spesso si scontra con etichette preparate in fretta o addirittura incomplete. Si pensi per esempio al fatto che le etichette vengono spesso create e stampate da personale di vendita al dettaglio o del magazzino già molto occupato nelle normali attività, e quindi, senza molto tempo a disposizione. Da magazzino al banco vendita, sono diverse le occasioni in cui è possibile commettere errori con conseguenze potenzialmente gravi per la salute dei consumatori prima di tutto, ma anche per la reputazione e i bilanci delle aziende.

Qualche esempio per capire meglio

Prendiamo il caso di un prodotto alimentare che, nella catena di distribuzione, si trovi in magazzino. Prima della spedizione al punto vendita al dettaglio, va effettuata una etichettatura puntuale per evidenziare, il prezzo e, quindi, a seconda del prodotto, il codice a barre, gli allergeni e gli ingredienti

Questo processo deve inoltre rispondere a criteri di velocità. Una gestione troppo lenta dell'etichettatura, in presenza per esempio di prodotti deperibili, può, comprometterne la commercializzazione perché si rischia che i prodotti finiscano sugli scaffali troppo prossimi alle date di scadenza.

Criticità possono sorgere nel momento in cui il prodotto arriva al supermercato, dove il personale è spesso tenuto ad etichettare i prodotti alimentari su carrelli prima di collocarli sugli scaffali. Discorso che vale soprattutto al banco degli alimenti freschi, dove tale compito è svolto di solito dal personale già molto occupato con i clienti in attesa. Poiché questi prodotti sono spesso venduti in confezioni non marcate, queste informazioni sono fondamentali per garantire la massima trasparenza in merito all’acquisto effettuato. Una etichettatura errata non solo rischia di provocare danni alla salute del consumatore, ma anche di minare la reputazione della società di distribuzione, determinando una forte perdita di fiducia da parte dei propri clienti.

Le stampanti portatili Brother

Come affrontare tutte queste sfide? La risposta va cercata nella tecnologia, chiave di volta per garantire accuratezza e velocità allo stesso tempo. 

Lo sa bene Brother, che, sfruttando la sua lunga esperienza nell'etichettatura dei prodotti alimentari, offre una gamma di stampanti portatili, progettate specificamente per ottimizzare il processo di labeling dei prodotti alimentari in tutte le fasi della produzione e nel rispetto delle norme di legge.

Velocità di utilizzo, design compatto, creazione semplice e personalizzata di etichette sono solo alcune delle caratteristiche delle stampanti portatili Brother, che consentono agli operatori di stampare immediatamente le etichette con dettagli nutrizionali, date di scadenza e prezzi, anche mentre sono impegnati a servire i clienti.

L’obiettivo finale è migliorare i sistemi di gestione e favorire la trasparenza della filiera, aspetti essenziali, come abbiamo visto, non solo per rispondere ai bisogni dei consumatori, sempre più attenti alla propria salute e quindi interessati a sapere cosa mangiano, ma anche per guadagnare un vantaggio competitivo nei confronti di operatori meno scrupolosi.

 

Ecco i prodotti e le soluzioni citati in questo articolo:

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